martedì 29 gennaio 2013

Alfred Hitchcock - Rebecca -


Io la signora Danvers un po' la comprendo, per non dire che la giustifico.
Joan Fontaine nella parte della signora De Winter è intollerabilmente lagnosa, tremebonda, incauta e senza spina dorsale, per quanto bellissima e meravigliosamente fotografata dal genio di Hitch.

Questa pellicola mi fa pensare ai matrimoni di Brad Pitt in ordine inverso...

lunedì 28 gennaio 2013

Django Unchained

Christoph Waltz, Jamie Foxx




Django Unchained è un film fatto per coloro che vanno matti per gli spaghetti western e per quelli che invece amano Shakespeare.
Se, per contro, vi divertono le carneficine splatter in nome della giustizia, non rimarrete delusi: troverete mattanze in puro stile Tarantino, fotografate magnificamente.
Questa pellicola è probabilmente la cosa migliore che il cineasta più snobbato dall'Academy abbia mai realizzato. 
Django mette insieme Sigfrido, Jago, un perverso Amleto, uno schizzo del Mercante di Venezia e ottiene una storia epica.
Jamie Foxx recita per gran parte del film in primo piano e Tarantino è riuscito a concentrare nello sguardo del suo protagonista tutto un universo di emozioni. L'alternanza di fisicità e self control rendono il personaggio interessante e sfaccettato, teso, credibile.
Christoph Waltz si conferma un attore di prima grandezza: per tutto il tempo parla come un libro stampato, anche quando si rivolge ai bruti. Uno spasso. 
Leonardo di Caprio nella parte del villain è semplicemente perfetto e malgrado la mia antipatia nei suoi confronti non accenni a diminuire, ormai mi sono rassegnata al fatto che sia uno dei migliori interpreti della sua generazione.  
Sono gli sguardi i grandi protagonisti di questa vicenda; sguardi di paura, di odio, di scherno, di puro terrore. Sono sguardi che insistono o che sfuggono e ci vuole un grande regista per collezionarne di così efficaci in un solo film.
La colonna sonora va dal Dies Irae di Giuseppe Verdi a Beethoven e Morricone ed è bellissima.
La fotografia mette insieme candele e abbaglianti paesaggi, ombre e controluce. Bianco e nero.
La noia è completamente bandita per tutti i 165 minuti della proiezione e non si vede l'ora che giustizia sia fatta, possibilmente senza anestetici.
Gli anacronismi (la dinamite, gli occhiali da sole...) non danno nessun fastidio, anzi aggiungono mordente.

Tarantino ha influenzato gli ultimi vent'anni di cinema più di chiunque altro ma la sua lingua lunga gli ha impedito di raccogliere tutti i riconoscimenti che avrebbe meritato.
Mi auguro che stavolta le cose vadano diversamente.
E lobbies o non lobbies a Hollywood credo che Spielberg e il suo Lincoln (che però non ho ancora visto) abbiano scelto l'anno sbagliato. Azzardo una previsione così, sulla fiducia.

Questo film insieme ad Argo è la cosa più originale e ben realizzata del cinema 2012 a stelle e strisce.
Così parlò la Sibilla.

martedì 22 gennaio 2013

La Migliore Offerta

Geoffrey Rush


Premetto che Giuseppe Tornatore non è tra i miei registi preferiti. Anzi.
Se si esclude la struggente storia de La leggenda del pianista sull'oceano (ma lì c'era dietro Alessandro Baricco...) ho sempre trovato i suoi film un po' irritanti o decisamente stucchevoli.
Nuovo cinema Paradiso è datato già da anni e lasciamo perdere gemme come Malena con una Monica Bellucci di plastilina (che rovina totalmente un'idea interessante) o il mortifero Bagheria durante il quale mi sono addormentata. 
Quindi, quando persone assai fidate mi hanno detto di correre a vedere La migliore offerta ero assai perplessa. 
Devo fare ammenda: questo film mi è piaciuto moltissimo.
Pellicola riuscita a cominciare dagli attori, con un fantastico Jeoffrey Rush nella parte dell'iracondo protagonista per continuare con un mellifluo Donald Sutherland e una bellissima e brava attrice che non conoscevo; Sylvia Hoeks. 
La storia, che non può assolutamente essere svelata, tiene lo spettatore col fiato sospeso e con la paura di aver capito cosa sta succedendo. La fotografia e le luci sono perfette, da grande cineasta.
Tornatore indaga l'amore, la paura, l'inganno, l'innocenza, la colpa, il desiderio e costruisce un meccanismo ad orologeria che non perde un colpo.
Il percorso in apparenza salvifico dei protagonisti dove li porterà? Cosa sappiamo di chi abbiamo vicino? Cosa conta davvero, alla fine di tutto?
Nessuno è mai veramente innocente e il prezzo che si paga per la propria cupidigia è sempre la perdita della propria anima. Quando c'è. 
L'indeterminatezza che percorre gli ultimi dieci minuti è magistrale; oserei dire di hitchcockiana memoria.

Cloud Atlas

Doona Bae



Cloud Atlas è un film insolito. È complesso ma al contempo comprensibile, forse perché parla di sentimenti viscerali.
Non è da tutti intrecciare sei storie ambientate in altrettante epoche storiche, delle quali un paio inventate, senza affaticare lo spettatore.
I fratelli Wachowski riescono egregiamente nell'impresa, grazie ad un cast di attori e attrici camaleontici e ad un montaggio molto sapiente. 
Il fil rouge che lega tutti i personaggi è l'amore: per la libertà, per la giustizia, per un futuro che sia degno di essere vissuto, per una persona che c'è o che è scomparsa da tempo.
Lo spettatore vede un eterno presente che si riavvolge nelle vite e nei secoli e che sia reincarnazione, immortalità, magia, poco importa. Il risultato è un affresco coinvolgente e recitato benissimo.
I creatori di Matrix hanno dato vita a una favola sul legame che unisce tutte le creature, aldilà del tempo, dello spazio e della dimenticanza.
Uno dei personaggi più commoventi pronuncia una frase che suona come un testamento spirituale o un invito: «La nostra vita non è nostra, da grembo a tomba, siamo legati ad altri, passati e futuri, e da ogni crimine e ogni gentilezza generiamo il nostro futuro».
Tratto dal romanzo "L'Atlante delle nuvole" che ora andrò sicuramente a leggere, Cloud Atlas lascia allo spettatore la facoltà di riflettere e trarre conclusioni secondo la propria sensibilità e questo è uno dei doni più importanti  della settima arte.
Il fosco futuro dove il termine "umanità" è stato sostituito da un sinistro "unanimità" è una denuncia a un mondo che purtroppo già esiste.
Tutto il film ha un sottotesto che si può cogliere o scegliere di ignorare per concentrarsi sulla parte visiva, ricca di invenzioni e dal forte impatto estetico.
I 154 minuti scorrono senza un momento di tedio in virtù del passaggio continuo tra storia e storia, tra commedia e dramma.
La colonna sonora, lontana dalle sonorità americane a cui siamo abituati, è splendida.
Si esce dal cinema con un senso di speranza in non si sa bene cosa.

La Terra vista dalle stelle è così piccola e sperduta... 


domenica 20 gennaio 2013

Uomini da Evitare come il Botox (Parte I)



Quello che segue è un piccolo campionario di XY dai quali, a mio parere, assai lontano fuggir conviene. 
È implicito che alcune di queste categorie potrebbero essere molto allettanti per signore votate al martirio e in cerca di castigo per qualche delitto: nel caso sarà mia cura fornire, su richiesta, informazioni utili a rintracciare soggetti conformi.


Il modello Norman Bates
Ha quasi 50 anni e vive ancora con la mamma, non perché non possa permettersi di traslocare ma perché ha ancora il cordone ombelicale strettamente avvolto intorno al collo e non ha alcuna intenzione di tagliarlo: né per voi, né per nessun'altra.
Rinunciate a progetti di convivenza o matrimonio con siffatto soggetto, mai e poi mai reggereste il confronto con la Mamma. 
Spesso è subdolo e pur di rimorchiarvi finge indipendenza per un paio di mesi; quando voi siete cotte a puntino lui riavvolge la prolunga del cordone e da quel momento in poi ogni battaglia per strapparlo al nido sarà inutile. Non esiste vendetta soddisfacente, se non forse trovare alla Mamma un amante che la convinca a sbatterlo fuori di casa. 

Il Seduttore Seriale
Meno facile a individuarsi di quanto si creda, il seduttore seriale è quel tipo di maschio che ha trasformato il corteggiamento in un secondo lavoro.
I seriali si dividono in due grandi categorie: quelli che cercano la tacca a tutti i costi, si trattasse di sedurre una statua di cera di Madame Tussauds e quelli che hanno velleità estetiche e si concentrano sulle donne attraenti.
In entrambi i casi, studiano la vittima prima di passare all'attacco e con un istinto che consentirebbe loro di lavorare nelle alte sfere della finanza, individuano il tallone d'Achille della sfortunata e su quello costruiscono la strategia. 
Se sono belli puntano sulla vanità (altrui) se sono brutti puntano sulla simpatia (propria) e non falliscono quasi mai.
Alcuni sono insospettabili e a prima vista possono essere scambiati per vittime di un colpo di fulmine.
Vi danno la caccia per una settimana buona e puntano subito al weekend.
Una volta incisa la tacca sono capaci di sparire con la prontezza di Carl Lewis. 
Due cose li smascherano tutti: non vi chiamano mai per nome, è troppo alto il rischio di sbagliare e se al primo appuntamento chiudete gli occhi e poi chiedete loro di dirvi di che colore sono, sbagliano sempre.
Il solo modo per vendicarsi è metterli in contatto con l'omologo femminile: da quello finiscono annientati a ubriacarsi in fondo a un bar.

Il Vegano Integralista
Al primo appuntamento vi porta nel ristorante vegetariano più ortodosso della provincia e vi illustra le proprietà benefiche della cicoria amara.
La prima volta che viene a casa vostra e apre il frigorifero diventa pallido alla vista del prosciutto e vi dice che lui non può baciare una donna che mangia cadaveri.
Parla di cibo tutto il tempo (da bravo represso) esattamente come un monaco pensa al sesso tutto il giorno e ha quell'aria un po' depressa e un po' psicotica tipica di chi martirizza inutilmente corpo e spirito. 
Spesso pratica lo yoga e se gli proponete un weekend tra gastronomia e arte vi guarda con aria di compatimento e vi dice che lui nel fine settimana ha il corso di depurazione ayurveda con i cristalli.
Ovviamente fa sesso come se meditasse, incurante del fatto che nel frattempo voi vi siete addormentate.
Una vendetta possibile è quella di riempirgli il frigorifero di pesce mentre è via a fare uno stage di levitazione. Ovviamente non dimenticatevi di staccare la spina prima di uscire.

Il Bello Bello in modo Assurdo
Categoria spesso affine al seduttore seriale, il B.B.I.M.A. è una calamità a cui difficilmente ci si può sottrarre.
L'idea di essere la donna di un figo da paura è troppo allettante per chiunque e proprio su questo si basa il comportamento del soggetto. Lui sa che voi gli perdonerete le peggiori nefandezze solo per poter entrare in un luogo pubblico tenendolo per mano, mentre tutte le donne presenti lo spogliano con gli occhi.
La schiavitù indotta dalla bellezza è una catena robustissima ma sappiate che vi riempirà di corna peggio di un allevamento di alci e che è così innamorato di se stesso che mai lo potrà essere davvero di voi.
Se volete vendicarvi di un B.B.I.M.A. avete una sola possibilità: distruggere in qualche modo la sua bellezza. 
Non sarò io a suggerirvi strategie criminose... perlomeno non pubblicamente. 

Il Minchino 
Alcuni anni fa cinque colleghe e amiche che dividevano momentaneamente un appartamento si ritrovarono una sera a fare quattro chiacchiere davanti a un barile di tisana. 
La bevanda, acquistata poche ore prima in un'erboristeria, è composta di foglie di marijuana e rigorosamente priva, a detta del giovane gerente, del principio attivo (THC).
Inspiegabilmente, dopo un paio di tazze un'epidemia di ridarella contagia tutta la compagnia e la conversazione, che già non verteva sulla numismatica, prende una piega decisamente hard.
Di associazione in associazione si arriva alla vexata questio delle taglie e lì accade una cosa buffa: qualcuna chiede «ma voi, avete mai incontrato uno veramente minidotato?» 
«Io sì» risponde una «uno strazio assoluto, non sapevo come uscirne»
«O forse il problema è che lui non sapeva come entrarci»
E giù a ridere per cinque minuti.
«Insomma, dicci, com'era?»
«Piccolo e gommoso»
«No! Il peggio del peggio»
«E poi avete presente quel coloraccio di salsiccia andata a male?»
«Sì, ho presente, quelli che ti viene voglia di controllare la data di scadenza»
Dieci minuti di convulsioni con le lacrime.
«Sapete, se non fosse che è impossibile, direi che è lo stesso tizio»
«Alto così, con i capelli così e si chiama così?»
«È lui»
A quel punto una delle presenti smette di botto di ridere e riaffiora per un attimo dai fumi della tisana THC free.
«Non ci crederete mai...»
«ANCHE TU?»
L'interessata riesce solo a fare di sì con la testa prima che una tempesta di riso degna di Cent'anni di solitudine squassi l'appartamento.
Morale: le donne comunicano, quindi i gentiluomini che non possono vantare un curriculum impeccabile farebbero bene a fare avances solo a signore che non si conoscono tra loro.
(continua)






Padre Georg. Un Pavone in Vaticano

Padre George Gänswein


Padre Ralph de Bricassart è tornato!
Più in forma che mai, il sogno erotico di tutte le ragazzine degli anni '80 ammicca dalla copertina di Vanity Fair, sguardo sornione e ciuffo scompigliato.
Solo che il volto bello e impossibile, photoshoppato con discrezione, non è quello dell'attore Richard Chamberlain, bensì quello di Padre Georg Gänswein, segretario privato di Herr Ratzinger, nonché arcivescovo e prefetto della Casa Pontificia di fresca nomina.
Io ho studiato dalle suore per un numero di anni che preferisco non ricordare e uno dei mantra che hanno afflitto la mia adolescenza era che "la vanità è un peccato" e la bellezza, da cui la vanità inevitabilmente procede, va attenuata, compressa, mortificata onde non divenire strumento di tentazione e materiale utile al demonio.
Ora, io ho fatto una dannata fatica a liberarmi da questo e altri condizionamenti cattodeliranti e ritrovarmi l'eminenza grigia del Vaticano che afferma "essere bello non è peccato" mi fa venire voglia di intentare una causa per danni morali ed esistenziali alla Santa Romana Chiesa. 
Se ricordo bene, la Superbia è uno dei sette peccati capitali e nella scelta di un alto prelato di festeggiare l'investitura per mezzo del magazine più cool e radical chic del mercato editoriale, io di Superbia con la maiuscola ne vedo parecchia. 
Monsignore è, con ogni evidenza, una mente politica raffinatissima e perciò non ha ceduto alla volgarità di un'intervista: il pezzo di Andrea Tornielli è un sapiente collage di affermazioni indirette e rimembranze di passate conversazioni alla Radio Vaticana piuttosto che per il Süddeutsche Zeitung.
Il ritratto che emerge chiarissimo fra le righe pesate col bilancino è quello di un uomo dalla sconfinata ambizione che è riuscito a insediarsi alla destra del Padre, scalzando un altro agguerritissimo come Josef Clemens, che per vent'anni era stato a fianco del futuro papa.
Schön Georg ha creduto, a differenza del predecessore, nella possibilità che Ratzinger conquistasse il soglio e questo dimostra una lungimiranza non comune, la capacità di destreggiarsi tra gli intrighi di palazzo (Clemens non l'ha presa bene), la volontà ferrea di salire sempre più su nella piramide del potere.
Sinnlich Georg è il portone blindato che bisogna aprire per arrivare al pontefice, la sua influenza è praticamente senza limiti e neppure lo scandalo Vatileaks ha potuto scalfire il rapporto di assoluta fiducia che lega il pastore tedesco al suo bellissimo dobermann.
La nobiltà papalina di genere XX ovviamente lo adora ma Lui non si sbilancia. Nega l'esistenza di fidanzate in gioventù ma confessa «di avere sempre avuto un rapporto sereno e anche molto naturale con le donne» cosa questo voglia dire lo sa soltanto lui.
Circa i commenti al proprio aspetto fisico sehr heiß Georg sorride e protesta di «aver fatto finta di non sentire» e poi «di averci fatto l'abitudine con l'andare del tempo». Irritante quanto una top model che dica « in fondo io non mi sono mai vista bella, ho i piedi troppo lunghi».
Esattamente come il Padre Ralph di Uccelli di rovo viene chiamato a Roma dalla lontana Australia in virtù del patrimonio ereditato da una vegliarda vogliosa e perfida, così Georg trascorre pochissimo tempo nella natia Germania dopo l'ordinazione a sacerdote e fa il suo ingresso trionfale nei palazzi vaticani grazie alla propria bellezza e al proprio intelletto di prim'ordine; da quel momento l'ascesa diviene inarrestabile e vorrei pure vedere... anch'io vorrei un segretario con una faccia hollywoodiana, gran conversatore, che si tiene in perfetta forma facendo sport e che con l'abito talare è un figo mai visto! 
La lunga strada verso l'anello del pescatore è irta di difficoltà, di nemici, di battaglie durissime da combattere nel silenzio delle stanze vaticane ma voi non sareste disposti a scommettere su di lui? 





giovedì 17 gennaio 2013

L'Offensiva dei Libroidi

Anne Hathaway


Oggi ho letto per la prima volta una parola atroce che designa un oggetto ancora più atroce: il libroide.
Avevo sentito parlare di fattoidi e di mattoidi ma non ne avevo ricevuto lo stesso shock: forse perché i matti mi stanno spesso simpatici e i fatti sono diversi dai fattoidi solo in questo spicchio di galassia.
Poi ho pensato che invece, per venire assaliti dai libroidi e dalle loro irritanti copertine è sufficiente entrare in un megastore. 
Intere foreste giacciono inanimate, come se un genio maligno avesse deciso di spogliare il mondo dalla bellezza e avesse trasformato la voce gentile delle fronde in un silenzio gravido di sciocchezze.
Nelle nuove enormi librerie, dove i librai sono stati sostituiti dai commessi più istruiti sugli sconti che sulla letteratura, bisogna salire almeno due rampe di scale per sfuggire allo sguardo dei libroidi. Il pianterreno infatti è il regno delle benedette parodi cum frittata, delle marie de filippi col piede caprino e dei paolo nori con solo lui sa cosa.
Se si cerca un libro bisogna andare a scovare quell'unica copia nascosta in fondo allo scaffale e contenderla magari all'anziana signora che eroicamente è giunta fin lì.
Le vere librerie stanno agonizzando e lo dico col dolore di chi ha trascorso intere giornate della propria giovinezza in un'antica libreria antiquaria nella quale passavano i personaggi più incredibili. 
Il Professore che per decine di anni ne è stato l'amorevole proprietario e custode, e che ora non c'è più, era un uomo di cultura sterminata e con un senso dell'umorismo ineguagliabile.
I vecchi scaffali si piegavano sotto il peso dei volumi e l'odore della carta, dell'inchiostro e della pelle riempiva l'aria in ogni stagione. 
Fino a tempi molto recenti l'arredo non contemplava un computer o un fax e credo che il telefono grigio della Sip sia stato l'ultimo della città a essere sostituito.
Cosa c'è di più grato che entrare in un negozio e ritrovare anno dopo anno non dico gli stessi volti ma le stesse sedie, le stesse luci, la stessa porta sferragliante, lo stesso amore per il sapere? 
Non sono andata all'inaugurazione della nuova libreria Feltrinelli in città: mi hanno detto che era affollata di gente che sgomitava verso il buffet... ma quel pomeriggio mi sono chiesta cosa avrà pensato la signora Inge Feltrinelli, presente all'evento, di tutti quei volumi in technicolor. 
La matriarca avrà sentito l'urgenza di ritornare a casa per tuffare il naso dentro un rotolo di pergamena e disintossicarsi?