domenica 25 novembre 2012

Picasso a Palazzo Reale


Pablo Picasso- Guernica- 1937

La mostra antologica che Milano dedica a Pablo Picasso nelle sale di Palazzo Reale è bellissima e allestita con standard di ottimo livello.
Finalmente, anche qui sono arrivate le cuffie che permettono di ascoltare le spiegazioni della propria guida senza infastidire gli altri visitatori e finalmente esistono le audioguide a misura di bambino.
E proprio la presenza massiccia di bambini attentissimi e interessati è una delle caratteristiche inedite e piacevoli di questa mostra. Anziché vederli vagolare in giro con lo  sguardo perso, frustrati dall'inutile tentativo di attirare l'attenzione dei genitori impegnati ad ammirare i quadri, possono essere i protagonisti di un percorso mirato ad avvicinarli all'arte e alla bellezza.
Bellezza che viene profusa a piene mani da una scelta dei pezzi ragionata ed efficace.
Dagli inizi figurativi alla destrutturazione della figura umana la mostra si snoda attraverso il racconto della vita dell'artista, dei suoi tanti amori, delle sue passioni estreme.
E poi, oltre la bellezza, il dolore.
La genesi di Guernica, forse il quadro più famoso dell'artista e presente in mostra sotto forma di proiezione, è dispiegata nella grande Sala delle Cariatidi, immersa in una riflessiva penombra.
Le grandi statue sbrecciate, ferite dai bombardamenti, sembrano indurre il visitatore a fermarsi  e pensare alla follia della guerra.
In questi tempi bui, in cui la violenza e la sopraffazione premono i ristretti confini del nostro mondo, Guernica e il dolore espresso dal suo creatore devono indurci a riflettere.
Forse, i tanti bambini presenti alla mostra saranno capaci, una volta diventati adulti, di richiamare quelle immagini e di prendere decisioni meno distruttive di quelle dei loro padri.


martedì 13 novembre 2012

Wikipedia e il Mistero Buffo


https://picasaweb.google.com/MovieDearest/TheQuODGGay2?authkey=wJ_5YvC8eCo#5386074016921064018
Thomas Schippers

L'edizione italiana di Wikipedia è compilata da un certo numero di omofobi o siamo di fronte ad individui sorprendentemente distratti? Facendo una ricerca nell'edizione americana dell'enciclopedia libera, scopro che la voce dedicata al direttore d'orchestra Thomas Schippers dà ampio spazio alla vita privata del Maestro, citando, oltre al suo matrimonio, la relazione avuta con Gian Carlo Menotti. Incuriosita, controllo le due edizioni alla voce Leonard Bernstein e... sorpresa! Nell'edizione statunitense si parla del matrimonio del direttore nonché della sua relazione con Menotti; l'edizione dell'italietta glissa e si limita ad elencare teatri, opere, debutti, incisioni. Continuo la ricerca e alla voce G. C. Menotti entrambe le edizioni citano le relazioni del compositore con L. Bernstein e Samuel Barber. Meno male... A questo punto però divento sospettosa e faccio un tentativo diverso: cerco Cary Grant. L'edizione a stelle e strisce parla dei suoi cinque matrimoni ma anche della convivenza more uxorio con Randolph Scott durata dodici anni. Nessun problema (almeno oggi) nel parlare della bisessualità dell'attore. L'edizione dello stivale cita i suoi cinque matrimoni e la sua fama di tombeur de femmes. Punto. Ma il meglio viene adesso. David Bowie. Nell'edizione nostrana la bisessualità dell'artista (più volte da lui stesso dichiarata nel corso di numerose interviste) viene liquidata come "una probabile leggenda metropolitana". Anche l'edizione francese non ha problemi di omofobia. Irritante considerazione: per chi non comprende lingue straniere, l'edizione "ad usum delphini" è quanto di più desolante. Sarà così lacunosa anche per altri scandalosi argomenti? Qualcuno è disposto a darmi un riscontro con il tedesco, il portoghese, le lingue nordiche o quelle orientali? 

L'Età di Mezzo



http://bettesmovieblog.blogspot.it/2010/10/its-like-waves-of-love-coming-over.html
Bette Davis e Anne Baxter


La mezza età, o Età di Mezzo (che è più roboante) è quel seccante periodo della vita in cui molte cose ti sono precluse. Per non rischiare il ridicolo ai propri stessi occhi occorre evitare di approcciare giovani XY come si fosse in preda ad una tempesta ormonale, uscire di casa abbigliate come Paris Hilton sul red carpet, sbronzarsi di cocktail con le amiche fino alle tre se il giorno dopo non si può restare a letto a gemere in preda all'emicrania, perché non c'è verso, il fisico non regge più la dolce vita e il quotidiano. Per contro, non si è abbastanza âgé da potersi permettere di dire o fare tutto quello che passa per la testa (l'unico vero divertimento della decrepitezza).
Ebbene, ho appena deciso di fare una deroga. No, non consisterà nell'infilarsi in un miniabito di lurex, e, arrampicata su uno stiletto 12, provvista di un Manhattan, partire alla caccia di un toyboy.
Più semplicemente, d'ora in poi, chiunque mi parli senza smettere di leggere mail, spedire messaggi, aggiornare facebook, chattare con what's app, rispondere a twitter e interrompa continuamente la conversazione per una delle azioni suddette si vedrà prendere il telefono che finirà, a seconda del luogo e delle circostanze, sotto un autobus, dentro il wc, nell'orrido di Bellano, dentro un'impastatrice, in mezzo al fuoco del barbecue. Non dite poi che non vi avevo avvertiti.

007 Skyfall

Daniel Craig



Sei mesi di petto di pollo alla griglia e verdure possono fare miracoli, o almeno, li hanno fatti per il fisico di Daniel Craig, alias Bond. James Bond. Solo che Skyfall non è un film che si limiti a mostrare il corpo scolpito del protagonista avvolto solo da un precario asciugamano. Il regista Sam Mendes ha fatto molto di più, ha creato un personaggio sfaccettato e moderno, andando oltre lo stereotipo dell'agente segreto bello, impossibile, invincibile e bidimensionale. Sotto lo smoking insanguinato vediamo un uomo stanco, provato, alle prese con un passato oscuro e conscio che il tempo che passa sta distruggendo il suo vigore e la sua affidabilità come operativo. Rispetto a pellicole patinate come "Solo per i tuoi occhi" o "Vivi e lascia morire" questo film è asciutto, crepuscolare. Bond la spunta sul villain di turno, ma paga un prezzo alto. Esce vittorioso dai duelli ma ne porta i segni e non solo sul corpo: è un killer consapevole. Anche il cattivo, un grande Javier Bardem, non è fatto di carta velina; in fondo anche lui cerca la vendetta per un torto subito che ritiene vada lavato col sangue. Judy Dench è intensa e carismatica come sempre e Ralph Fiennes riserva britanniche sorprese. Le Bond girls compaiono meno del solito ma sono entrambe notevoli. Il finale apre a scenari futuri nel segno del cambiamento. Bellissima colonna sonora, la canzone di Adele potrebbe ipotecare un Oscar. Le location, come sempre, sono di grande impatto visivo ma stavolta hanno qualcosa in più, un'anima d'ombra...
Alla domanda "Qual è il tuo hobby?" Bond risponde "La resurrezione". Credo che questo valga anche per il suo personaggio, dopo mezzo secolo di baruffe al servizio di Sua Maestà.