Colonna sonora per un pomeriggio di pioggia accanto al fuoco...
venerdì 30 novembre 2012
giovedì 29 novembre 2012
Argo
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| Ben Affleck |
Nel 1979 lo Scià di Persia fuggì dalla rivoluzione e trovò rifugio negli Stati Uniti della
presidenza Carter.
Per rappresaglia l'ambasciata
americana a Teheran fu assaltata e tutto il personale al suo interno venne
preso in ostaggio. O almeno così credettero sulle prime gli iraniani.
In realtà sei persone riuscirono a fuggire e si nascosero all'interno della residenza dell'ambasciatore canadese, mettendo quest'ultimo in una posizione piuttosto scomoda; così scomoda che gli americani dovettero
farsi venire in fretta un'idea geniale per portare i sei connazionali fuori da un Paese
in rivolta e ferocemente ostile.
La trovarono, o meglio, la trovò Tony Mendez, di professione
estrusore della CIA.
Partendo da questo fatto di cronaca
Ben Affleck realizza una pellicola tesa tra film di guerra, thriller e dramma
storico. La ricostruzione dell'epoca è
accuratissima, la veridicità
dei fatti rispettata fin dove la drammatizzazione lo consente. La sceneggiatura è molto efficace e la tensione resta alta fin dalla prima sequenza, in cui si assiste alla corsa frenetica per distruggere tutti i documenti prima che i rivoltosi entrino
negli uffici dell'ambasciata.
Affleck si concede sprazzi di
commedia e dialoghi autoironici. Quando chiede al produttore hollywoodiano (un
grassissimo e bravissimo John Goodman) " è possibile imparare a fare il
regista
in un giorno?" si sente rispondere che "anche una scimmia è capace di imparare a fare il regista
in un giorno". Chapeau.
Il finale è da cardiopalma, una corsa
contro il tempo prima che le milizie iraniane all'aeroporto capiscano che si
stanno lasciando scappare sette preziosissimi ostaggi.
Tony Mendez è un uomo di alta statura morale (cosa
insolita per un membro della CIA) che per questa missione verrà insignito della Intelligence Star,
la più alta decorazione per servigi resi allo Stato da un agente operativo dei servizi
segreti americani.
Ben Affleck si conferma un
regista di grande talento, tra i più interessanti della sua generazione. Se "The Town" era un film molto ben diretto, questo suo lavoro mi ha fatto pensare al compianto Sidney Pollack.
Quello, per capirci, de "I tre
giorni del condor".
mercoledì 28 novembre 2012
God Save the King Size
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| Monica Vitti
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Pare che la consuetudine del talamo
sia un retaggio cattolico, istituito per cementare il concetto di famiglia e
diminuire la promiscuità
ma che non ci sia in ciò
nulla di fisiologico. Il sonno femminile e quello maschile seguono ritmi
diversi (e ti pareva...) e se è
vero che gli uomini preferiscono dormire in coppia le donne riposano meglio se
sono da sole. Anche perché
un uomo su tre russa... (e a mio modesto avviso la statistica è per difetto).
I materassi francesi che sono larghi
solo 140 cm. sono un vero incubo se devi dividerli con un partner diciamo così, stazzato e che si rigira
continuamente. La tendenza odierna è
quella di comprare materassi singoli larghi 80 cm. corredati da piumoni a una
piazza, così
se qualcuno vuole avvoltolarcisi dentro modello sigaro cubano non si attira
l'ira funesta di chi rimane scoperto alla mercé degli elementi. Certo, le riviste
glamour propongono piumini matrimoniali lussuosissimi appoggiati su letti king
size ma mi sorge il sospetto che sottintendano ci si debba comunque dormire, e
sottolineo dormire, da soli.
Gli istinti omicidi più incontrollabili della mia vita li ho
provati al cospetto di un XY russante e così strettamente avvolto nell'unico
piumone a disposizione da far pensare occorresse un machete per sottrargliene
un angolo.
La Paramount e le altre criminali
major hollywoodiane hanno passato decenni a sfornare melense commedie nelle
quali i protagonisti dormivano teneramente allacciati tutta la notte in
posizioni plastiche senza che un sospetto di arto in cancrena per mancata
circolazione venisse a turbare tanto idillio. Ovviamente in queste pellicole di
russatori professionisti o ladri di coperte non si parla mai, quelle vulgarité!
Gli unici che hanno abbastanza buon
senso per salvarsi da tanto masochismo sono gli inglesi, che da sempre adottano
letti gemelli quando non le desiderabili, vagheggiate, paradisiache camere
separate.
Il lettone è perfetto per attività ludico ricreative di coppia o di
gruppo e chi più
ne ha più
ne metta...ma dormire è
un'attività
squisitamente solitaria.
Addormentami con il narcotico del
sesso, svegliami con un bacio e/o la colazione a letto, ma nell'intervallo fra
le due cose, se non ti chiami Morfeo, dissolviti.
martedì 27 novembre 2012
Savita e l'Obbedienza di Abramo
Savita Halappanavar è una giovane donna di origine indiana che abita a Galway, in Irlanda.
È sposata e in trepidante attesa del suo primo figlio.
Il 21 di ottobre, in preda a forti dolori, Savita viene ricoverata in ospedale. La diagnosi per il feto di 17 settimane è infausta: la donna sta per avere un aborto spontaneo.
Con tutta l'angoscia che una coppia desiderosa di avere figli può provare, Savita e il marito chiedono che la gravidanza sia interrotta.
La sconvolgente risposta dei medici dell'ospedale è la seguente: "L'Irlanda è un Paese cattolico, in cui l'aborto è vietato".
I coniugi chiariscono di non essere irlandesi né tantomeno cattolici ma è tutto inutile. Fino a quando il cuore del feto batterà, i medici non alzeranno un dito per proteggere la vita della donna in quanto persona e non incubatrice.
Le condizioni di Savita peggiorano fino a che il 24 di ottobre il battito intra uterino cessa e il feto viene rimosso chirurgicamente: ma a quel punto è troppo tardi, l'infezione è troppo severa, gli organi cominciano a cedere e il trasferimento in terapia intensiva si rivela inutile.
La giovane non può rivedere Praveen, suo marito, perché dopo l'intervento rimane profondamente sedata, per non svegliarsi più.
Savita muore il 28 di ottobre, all'età di 31 anni, per le conseguenze della setticemia provocatale dal figlio che non avrebbe avuto alcuna possibilità di sopravvivere senza di lei.
Fin qui, la cronaca dei fatti presa dai giornali di lingua inglese.
Le riflessioni che scaturiscono da questa storia sono molte e prima di scriverne ho atteso che la rabbia e la nausea provocate da tanta barbarie mi lasciassero modo di esprimermi con un minimo di pacatezza.
In Irlanda l'aborto è legale solo se la vita della madre è in pericolo: ma allora non è stata applicata la legge, perché una donna che sta per avere un aborto spontaneo va incontro a eventi che possono mettere seriamente a rischio la sua vita.
Savita era inequivocabilmente non cattolica ma le sue convinzioni etiche e forse religiose sono state completamente ignorate.
Solo nel 2001, più di 7000 donne sono uscite dall'Irlanda per abortire. Questa cifra non tiene conto di quelle che, non avendo i mezzi per viaggiare, sono finite sui tavoli delle mammane. Quante tra loro saranno morte o avranno riportato danni fisici permanenti? Non lo sappiamo.
Se una turista straniera e incinta dovesse trovarsi lì e nella stessa situazione di Savita farebbe la sua stessa fine? Probabilmente sì.
I medici che per una settimana hanno costretto Savita ad ascoltare il battito del cuore che la stava uccidendo, sono poi andati a cena, o via per il weekend, o alla funzione domenicale con la coscienza tranquilla di chi ha compiuto il proprio dovere?
Le manifestazioni e le proteste in corso in Irlanda, l'intervento sdegnato del governo indiano riusciranno a smuovere un parlamento cieco, oscurantista e, in fondo, assassino?
La morte di Savita a chi ha giovato? Alla maggior gloria di un dio sanguinario al quale si offrono sacrifici umani?
In un antico libro, sacro per alcuni, la mano armata di Abramo viene fermata un attimo prima che si abbatta sul figlio Isacco, chiesto in sacrificio da un dio cui preme molto la cieca obbedienza al proprio volere.
La mano di questi medici, ciecamente obbedienti allo stesso dio, non l'ha fermata nessuno.
Avevo promesso di essere pacata, ma non ne sono capace.
lunedì 26 novembre 2012
Il Sospetto
| Thomas Vinterberg |
Parlare dell'ultimo film di Thomas Vinterberg senza lasciarsi prendere da forti e contrastanti emozioni è molto difficile. Il Sospetto, malaccorta traduzione dall'originale danese Jagten (La Caccia), è un film che mostra quanto il concetto di verità sia pericolosamente etereo.
Il protagonista è un uomo di cui lo spettatore tutto sa, laddove gli altri personaggi del film tutto sembrano ignorare. Ed è inquietante, perché noi lo abbiamo appena conosciuto mentre loro sono da sempre i suoi amici e concittadini.
La crudeltà del racconto, così stridente con i paesaggi da fiaba nordica, porta lo spettatore all'immedesimazione totale, salvo poi domandarsi, al termine della proiezione, se nelle stesse circostanze avrebbe agito diversamente.
Mads Mikkelsen, che molti ricorderanno come il villain di 007 Casino Royale, è stato meritatamente premiato a Cannes per la sua interpretazione misurata e intensa, fatta di sguardi e di piccoli gesti.
Messo alla gogna da un'intera comunità, sotto il peso della più infamante delle accuse, l'uomo, con il solo scudo della propria verità, manterrà la dignità intatta fino ad un sorprendente finale.
Splendidamente diretto e ottimamente fotografato, questo film conferma Vinterberg come un grande regista.
Io sono uscita dalla sala in silenzio e in silenzio sono tornata a casa, grata di essere sola...
domenica 25 novembre 2012
Violenti in Doppiopetto
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| Sophia Loren |
L'ho scelta perché in molti ancora credono che siano
"li turchi" a picchiare, stuprare, umiliare, uccidere le donne in una
sottocultura frutto dell'ignoranza e della povertà.
È
la grande menzogna perpetrata nella nostra cosiddetta società civile, l'ennesimo insulto per tutte
quelle donne della buona borghesia, mogli di stimati professionisti che la
domenica magari vanno in chiesa e fanno generose offerte alla questua e in
privato si esprimono a insulti e ceffoni. E non serve spezzare le ossa ad una
donna per farne una vittima; è
sufficiente sibilarle sulla faccia "Stai zitta cretina" mettendo in
quella frase tutta la violenza e il disprezzo che un maschio (gli uomini sono
altro) può
esprimere nei confronti di una fidanzata, moglie, sorella, figlia, o ex.
È
giunta l'ora di fermarli. Con le leggi, con la cultura del rispetto insegnata
ai figli fin da piccoli, con il rifiuto a giustificare il germe della violenza
appena esso si manifesta. Certi vigliacchi, che capiscono un linguaggio solo,
la legge del più
forte, fanno marcia indietro se al primo schiaffo ricevono in cambio un calcio
nelle palle.
Picasso a Palazzo Reale
La mostra antologica che Milano
dedica a Pablo Picasso nelle sale di Palazzo Reale è bellissima e allestita con standard
di ottimo livello.
Finalmente, anche qui sono arrivate
le cuffie che permettono di ascoltare le spiegazioni della propria guida senza
infastidire gli altri visitatori e finalmente esistono le audioguide a misura
di bambino.
E proprio la presenza massiccia di
bambini attentissimi e interessati è
una delle caratteristiche inedite e piacevoli di questa mostra. Anziché vederli vagolare in giro con lo
sguardo perso, frustrati dall'inutile tentativo di attirare l'attenzione dei
genitori impegnati ad ammirare i quadri, possono essere i protagonisti di un
percorso mirato ad avvicinarli all'arte e alla bellezza.
Bellezza che viene profusa a piene
mani da una scelta dei pezzi ragionata ed efficace.
Dagli inizi figurativi alla
destrutturazione della figura umana la mostra si snoda attraverso il racconto
della vita dell'artista, dei suoi tanti amori, delle sue passioni estreme.
E poi, oltre la bellezza, il dolore.
La genesi di Guernica, forse il
quadro più
famoso dell'artista e presente in mostra sotto forma di proiezione, è dispiegata nella grande Sala delle
Cariatidi, immersa in una riflessiva penombra.
Le grandi statue sbrecciate, ferite
dai bombardamenti, sembrano indurre il visitatore a fermarsi e pensare alla follia della guerra.
In questi tempi bui, in cui la
violenza e la sopraffazione premono i ristretti confini del nostro mondo,
Guernica e il dolore espresso dal suo creatore devono indurci a riflettere.
Forse, i tanti bambini presenti alla
mostra saranno capaci, una volta diventati adulti, di richiamare quelle
immagini e di prendere decisioni meno distruttive di quelle dei loro padri.
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