domenica 30 dicembre 2012

William Shakespeare - Molto Rumore per Nulla -


A certe parole del Bardo non si vorrebbe credere, altre sono difficili da accettare, molte rimangono scolpite dentro e ci accompagnano per sempre.
Ma, invecchiando, si comprende che tutte sono tremendamente vere...

sabato 29 dicembre 2012

Propositi per l'Anno che Verrà



Impedire che una giornata di pioggia mi rovini l'umore.
Invece di continuare a pensare ad una persona cara, chiamarla per dirle ciao! In fondo nessuno è un medium.
Cominciare a pensare alle rughe come a delle avvedute consigliere, anziché trattarle come nemiche da battere.
Ascoltare attentamente i consigli delle signore ultrasessantenni in merito all'altro sesso. Se a vent'anni avessi fatto miei gli aforismi delle quarantacinquenni, mi sarei risparmiata un sacco di guai.
Smettere di essere austera, come una cara amica mi ha recentemente rammentato.
Esercitarsi nel dire almeno un No! al giorno. Mi è ormai chiaro che l'accondiscendenza non paga.
Ricordarsi che il tempo non è galantuomo.
Decidere, e in fretta, se sia preferibile ritrovarsi decrepita con molti rimpianti o con molti rimorsi, calcolando che in caso di morte prematura i rimorsi presuppongono maggiore divertimento.
Continuare a ballare come un'indemoniata quando nessuno guarda.
Viaggiare di più.
Tenere bene a mente che l'amore verso se stessi non è un difetto, né una colpa, né una debolezza.
Farla finita con l'idea delirante che gli esseri umani abbiano un margine di miglioramento.
Sorridere ogni volta che si incontrano i propri nemici: nulla li infastidisce maggiormente.
Lasciare la porta aperta alla serendipità.
Farsi ritrarre nuda da un grande fotografo.
Leggere un libro scritto da un autore sconosciuto, basandosi solo sul titolo.
Scrivere una storia d'amore in dieci parole.
Piangere almeno una volta.

Rassegnarsi al fatto che essere felici non sia poi così difficile.


mercoledì 26 dicembre 2012

Repetita Iuvant

Nel profilo che accompagna la presentazione di questo blog compare un'avvertenza per gli eventuali visitatori.
In essa viene chiaramente spiegato che non saranno pubblicati commenti che contengano insulti o nei quali venga utilizzato un linguaggio volgare. 
Questo avvertimento deve essere sfuggito al signor Francesco il quale, in merito alla mia recensione sull'opera La Traviata recentemente andata in scena a Napoli, si diffonde in epiteti veramente poco signorili.
Egregio signor Francesco, vorrei mettere in chiaro alcune cose: in primo luogo, questa è casa mia e fino a prova contraria, nei limiti del lecito, posso esprimere le opinioni che preferisco su qualunque argomento mi aggradi. Lei in compenso è un ospite e come tale dovrebbe comportarsi, visto che è stato lei a varcare la mia soglia (e non il contrario).
In secondo luogo, se a me l'opera in parte non è piaciuta, sono liberissima di esprimermi in tal senso e lei è altrettanto libero di dissentire, ma con i dovuti modi (che evidentemente le sono estranei).
Alla mia recensione, dura ma argomentata, lei ha da opporre solo insinuazioni malevole, prive di argomentazioni tecniche o che dimostrino una conoscenza approfondita della materia (e se mi permette un consiglio, al suo posto rivedrei anche la sintassi non proprio impeccabile). 
Se il contenuto di questa pagina non le piace, non la interessa, la disturba o la infastidisce ha a sua disposizione un antidoto semplicissimo: la lasci al suo destino e non legga oltre, in fondo ha meno lettori del Washington Post, tanto rumore non farà...

Lei mi suggerisce ripetutamente di vergognarmi di quello che ho scritto: ma per quanto mi sforzi non ne vedo il motivo. Del mio udito non posso davvero lamentarmi, mi serve fedelmente da sempre.
Lei dice che è da pazzi giudicare una regia teatrale guardandola in tv; le assicuro che se lei avesse una consuetudine di frequentazione di teatri lirici più che trentennale non lo direbbe.
Lei aggiunge che si trovava a teatro e che è stato un trionfo. Lei ha mai assistito a un vero trionfo? Per mia grande fortuna io sì e posso assicurarle che è tutt'altra cosa. Mi perdoni ma per un'opera come La Traviata un trionfo si traduce in decine di minuti di applausi, innumerevoli chiamate, lanci di fiori, applausi ritmati, standing ovation, grida di "Bravi!" e non certo nella visione di persone in piedi e di spalle pronte ad uscire dopo cinque minuti dalla fine dell'atto e a dispetto della claque...
Quello che io scrivo è facilmente documentabile, anche su Youtube, per chiunque non sia cieco e/o sordo.

Egregio signor Francesco, se avrà la gentilezza di scrivere un commento che contenga idee e opinioni e non puerili invettive, sarà mia cura pubblicarlo.
Diversamente, è perfettamente inutile che, con cadenza settimanale, lei continui a dirmi di vergognarmi; io non la pubblicherò e il suo alato pensiero perderà l'occasione di fare proseliti.
A lei la scelta.
Buonasera.



sabato 8 dicembre 2012

La Traviata, Ozpetek e la Regia Invisibile

Richard Gere e Julia Roberts 


Il Teatro San Carlo di Napoli ha aperto la stagione con l'opera verdiana per eccellenza: La Traviata.
Ne ha affidato la conduzione al maestro Michele Mariotti e la regia a Ferzan Ozpetek.
Interpreti principali: il soprano Carmen Giannattasio, il tenore Saimir Pirgu, il baritono Vladimir Stoyanov.
Le scene sono del premio Oscar Dante Ferretti e i costumi  sono di Alessandro Lai.
Sulla carta è uno spettacolo di alto livello e ad alto budget, considerate le professionalità coinvolte, ma le promesse spesso non vengono mantenute, neppure se pagate care.
Lo spettacolo, in diretta Euroradio e previsto per le 20.30, comincia con venti minuti abbondanti di ritardo e io posso solo immaginare i pensieri malevoli dei commentatori tedeschi, austriaci o svedesi rivolti alla puntualità dei teatri italiani...

Ho seguito la prima sul canale Classica della piattaforma Sky e quello che posso dire è che Dante Ferretti si merita tutti i riconoscimenti avuti nella sua lunga carriera. Le sue  stanze dannunziane (l'azione è stata spostata nel 1910) sono splendide. I broccati purpurei, l'oro, il magenta, i drappeggi preziosi, tutto si rifà alla passione per l'esotismo della Parigi di inizio secolo.
Ferretti lavora per sottrazione, dall'opulenza mortifera del primo atto via via fino alla spoliazione totale. Violetta muore sopra un letto circondato dal deserto e dai fantasmi della sua breve vita disgraziata.
Saimir Pirgu è un Alfredo giovane, avvenente, con una bella voce dai colori caldi e dal timbro squillante, che si dimostra scenicamente molto credibile e aderente al personaggio del giovin signore debosciato. Canta con convinzione e le inquadrature ravvicinate ce lo mostrano prima timido, poi sfrontato e felice e furibondo e infine addolorato.
Vladimir Stoyanov si conferma come il Giorgio Germont migliore ascoltato in questi anni. Crudele e misurato prima, evidentemente pentito nell'epilogo della tragedia. La voce ha un  bellissimo colore brunito ed è perfettamente appoggiata. La linea di canto è morbidissima. La dizione è impeccabile. I suoni smorzati e rotondi dell'aria Di Provenza sono commoventi e assai condivisibile è la scelta del direttore di aprire il taglio per eseguire sia la seconda strofa che la cabaletta.
E qui purtroppo finiscono i pregi della produzione.

Ferzan Ozpetek è il regista cinematografico prestato al teatro più evanescente e meno invasivo che si possa immaginare, nel senso che se voi prendete tre cantanti che abbiano già debuttato il ruolo e li lasciate fare a modo loro, il risultato ottenuto sarà più o meno lo stesso. Su quel palco non succede nulla che non si sia già visto e rivisto in altre produzioni: la scollatura di Violetta strappata da un iracondo Alfredo durante la festa a casa di Flora e i soldi gettati a pioggia sull'infelice cortigiana caduta a terra, l'accesso di tosse che insanguina la protagonista e il suo candido giaciglio nell'ultimo atto, gli andirivieni da film muto durante il dialogo con Germont padre... Dove sono le idee, sicuramente pagate a peso d'oro, di Ozpetek? Luchino Visconti aveva a disposizione la Callas, lo so, ma questa non è una buona scusa ed evocare improbabili collegamenti tra Verdi e Proust non è sufficiente a nascondere la mancanza di un vero progetto di regia.
Il Maestro Mariotti non "tiene" il palco. L'entrata del coro su Dell'invito trascorsa è già l'ora... è in evidente ritardo e indietro resterà per tutta la scena iniziale.
Il colore orchestrale vira verso la routine e nessuno spasimo, nessun rischio interpretativo vengono ad interrompere la noia dell'esecuzione. L'ingresso del direttore per il secondo atto viene buato sonoramente a dispetto della claque. Un compitino che merita dal 6/7 perché a Natale sono dolce e morbida come il torrone.
E veniamo al ruolo del titolo.
Carmen Giannattasio è una cantante che si sta facendo notare, anche perché non brilla per modestia. Durante un'intervista nei giorni precedenti il debutto, parlando del proprio ruolo ha affermato di non averlo mai ascoltato cantato da altre per non influenzare la propria interpretazione. Maddai! Se è vero siamo davanti ad una spocchiosa che crede di non avere niente da imparare dalle grandi cantanti che l'hanno preceduta, senza contare che dire una cosa del genere prima della prima significa andare a svegliare dal letargo millenario gli dèi della sfiga al gran completo. E infatti...
La signora Giannattasio si limita a cantare, con lo sguardo incollato al direttore, senza muovere un muscolo facciale per gran parte dell'opera. Dove sono i palpiti dell'innamoramento, lo strazio del sacrificio, l'umiliazione pubblica, la consapevolezza della morte imminente, la breve gioia che precede la fine? Le movenze sono quelle di una matrona, non quelle di una fanciulla di appena vent'anni. Lo sguardo è quello concentrato della cantante. Il personaggio non c'è.
La voce è quella di un lirico piuttosto scuro ed è sicuramente più adatta ad altri ruoli. Il da capo del Sempre libera viene eseguito ad un tempo sensibilmente più lento (per permetterle di sgranare le agilità?) e il mi bemolle della chiusa, troncato di netto, dice molto sulla vera natura della voce. 
Se la signora si fosse presa il disturbo di ascoltare una certa Maria Callas saprebbe come affrontare certe tessiture, ma purtroppo preferisce far da sé e il risultato non è all'altezza di tanta sicumera.
Il physique du rôle è quello di Santuzza e i costumi ampi, pur bellissimi, non contribuiscono a regalarle una silhouette emaciata. Insomma, questa Violetta scoppia letteralmente di salute e non fa nulla per nasconderlo.
Alla chiusura del sipario gli applausi sono tiepidi; vengono premiati giustamente i due Germont, per tutti gli altri un'uscita veloce con il pubblico già pronto per andare a cena, nonostante le luci in sala ancora spente.
A beneficio delle telecamere della ripresa audio video, grandi inchini e grandi sorrisi. 
Gli applausi scroscianti si possono aggiungere in sede di montaggio.

giovedì 6 dicembre 2012

Il Papa e Twitter. Meglio di Crozza

Papa Benedetto XVI


Che i consiliori di BXVI stessero perdendo colpi era evidente a molti, ma la notizia di questi giorni, il Papa su Twitter, è di quelle destinate a fare storia.
Con un'arroganza e una sicumera vecchie di un paio di millenni, Sua Severità ha preso la modernissima decisione di aprire un profilo sul social network più cool del momento.
Si sarà detto che uno come lui, dall'alto del suo soglio, ha tutto il diritto e anche il dovere di aprire quante più porte possibili agli omaggi da parte dei suoi fedeli.
E poi ci sono da battere Obama, Lady Gaga e Justin Bieber sul numero dei follower e siamo già in ritardo sui tempi.
#faiunadomandaalpapa è il temerario invito rivolto alle pecore twittatrici (sia detto senza offesa, è Lui che li definisce il suo gregge).
Il risultato di tanta apertura alla comunicazione avanguardista è stato una valanga, uno tsunami, un'eruzione vulcanica di battute salaci, rimproveri poco misericordiosi, domande degne di Groucho Marx e serissime invettive.
Se Sua Superiorità si aspettava complimenti, incoraggiamenti, preghiere, espressioni di solidarietà, ha avuto una sgradita sorpresa.
Io immagino già i suoi fedelissimi (sic!) segretari investiti dell'incombenza di cinguettare in nome e per conto di Sua Socievolezza: ritengo preferirebbero essere mandati in missione apostolica in mezzo alle tribù antropofaghe della Nuova Guinea.
«A questo che chiede perché non paghiamo l'Imu dobbiamo rispondergli le solite fregnacce?»
«A quest'altro che domanda se nella carbonara ci va la pancetta o il guanciale, che je dico?»
I casi sono due: o mettono in piedi una rete di finti entusiasti e al Supremo riferiscono solo di quella, oppure sono in grado di ricostruire tutta la rete mondiale di comunicazione «ad usum delphini» e la verità il #pontifex non la saprà mai.
D'altro canto ignorare tutte le domande scottanti rivelerebbe una certa debolezza ideologica, anche perché la scelta di mettersi in gioco così pericolosamente dovrebbe fare il paio con la capacità di dare risposte ironiche, intelligenti, sagaci.
Per non dire... Infallibili.

Lauren Bacall Tribute



Dinnanzi al sublime si tace.